
Amo il caldo, il sole, il mare… ed è per questo che, quando arriva l’autunno, cerco sempre mete che mi permettano di prolungare l’estate il più possibile. Da tempo desideravo visitare Creta: ne avevo sentito parlare come di un’isola capace di unire mare cristallino, archeologia e paesaggi spettacolari, e posso confermare che è proprio così.
Non avendo grande esperienza di Grecia – giusto un passaggio veloce e qualche tappa durante una crociera – ho preferito affidarmi a chi la conosce davvero: Danilo e Jenny di Mal di Creta. Ho chiesto loro un itinerario su misura, raccontando il periodo in cui volevo partire e le mie esigenze. A un prezzo modico mi hanno preparato una guida completa, con posti da visitare, hotel, ristoranti e una serie di informazioni utili che si sono rivelate preziosissime.
Probabilmente sarei riuscita comunque a cavarmela, come sempre, ma così è stato tutto più semplice: niente dubbi, niente perdite di tempo, solo scelte mirate. Con queste basi ho poi costruito il mio itinerario definitivo di 13 giorni, decidendo cosa vedere e quando. Una scelta che rifarei ad occhi chiusi.
Il clima ad ottobre
La meta ideale per partire in solitaria
Siccome sono stata a Creta solo in questa occasione, posso raccontare il clima di ottobre che ho trovato io, anche se non è detto che sia sempre così: praticamente estate, con solo due gocce di pioggia contate. Vale comunque la pena portarsi un golfino e una sciarpa leggera, perché a volte il vento può essere davvero intenso.
Proprio per questo, se avete in programma qualche giorno di spiaggia, vi consiglio di scaricare un’app dedicata alle previsioni del vento, perché ad ottobre può diventare particolarmente fastidioso. Io ne ho provate diverse e alla fine ho scelto Windfinder, che in teoria sarebbe pensata per i surfisti – quindi per trovare il vento – ma l’ho trovata la più semplice da interpretare, non essendo molto ferrata in meteorologia.
Controllare la velocità del vento è stato fondamentale: la situazione può cambiare parecchio da un giorno all’altro e, per godersi davvero il mare, la condizione ideale è stare sotto i 6-7 nodi. Una piccola accortezza che fa una grande differenza.
Il paradiso dei gattari
Ero un po’ timorosa su questo aspetto: da grande amante dei gatti temevo di imbattermi in situazioni spiacevoli, con animali in difficoltà. Invece, tutto sommato, ho trovato mici in buona salute e ben nutriti, almeno nei paesi. Nelle città la situazione è meno rosea, ma comunque non drammatica per ciò che ho visto. Probabilmente la selezione naturale fa il suo corso e il poco traffico aiuta: non ho mai trovato animali feriti o investiti lungo la strada.
Per socializzare un po’ con i locali baffuti, mi ero portata da casa una bella scorta di snack morbidi, che ho elargito con generosità a ogni felino che incrociava il mio cammino. Un piccolo gesto che ha reso le mie giornate ancora più piacevoli e che, i gatti di Creta, sembra abbiano apprezzato.
Dovevamo partire in coppia, poi per una serie di problemi famigliari sono partita da sola. Di solito non è qualcosa che mi spaventa, perché amo la solitudine, però è vero che alcune mete possono creare qualche timore quando si viaggia in solitaria. Creta, per la mia esperienza, non è assolutamente tra queste.
Non mi sono mai sentita in pericolo, nemmeno nei luoghi più isolati. Nessuno mi ha mai rivolto attenzioni indesiderate, né tra i turisti né tra i locali. Ho passeggiato tranquillamente anche la sera, senza alcuna preoccupazione. Insomma, tra tutte le località che ho visitato, se dovessi consigliare una meta perfetta per partire da soli, Creta sarebbe sicuramente in cima alla lista.
Auto a noleggio
Il noleggio dell’auto si è rivelato uno dei consigli più preziosi ricevuti da Mal di Creta. Da sola avrei probabilmente scelto le solite compagnie prenotabili online, con il classico blocco sulla carta di credito e tutte le formalità del caso. Invece, optando per una compagnia locale, ho prenotato a un prezzo conveniente, senza carta di credito né garanzie aggiuntive. L’unico vincolo? L’auto non è assicurata sullo sterrato.
La macchina che mi sono ritrovata all’arrivo – da me ribattezzata affettuosamente Cartorcetto – non era certo un modello recente, ma funzionava alla perfezione e ha svolto il suo dovere in modo impeccabile. L’unico vero inconveniente è stato tecnologico: mi ero portata solo un cavetto USB e nessun supporto per fissare il telefono al cruscotto. Il noleggiatore mi ha fornito una spina da accendisigari, che però non caricava nulla. Per fortuna avevo con me il mio fido power bank e, quanto al porta cellulare, mi sono arrangiata alla McGyver con un accrocchio fai-da-te.
Avere un mezzo per spostarsi è fondamentale, e guidare a Creta è semplicemente una pacchia: strade asfaltate benissimo, poco traffico, locali tranquilli, purtroppo la benzina è cara, ma a meno che non vogliate girare tutta l'isola è un problema sopportabile.
Dormire a Creta
Non ho consigli particolari per scegliere il posto migliore in cui dormire a Creta, se non quelli che applico a tutte le destinazioni: una posizione comoda, non sperduta nel nulla, possibilmente vicina a ristoranti e negozi. Se volete approfondire l’argomento e scoprire i miei criteri di scelta dell’alloggio, vi rimando all’articolo dedicato.
Quelli che seguono sono invece gli hotel che ho scelto e, nella descrizione, vi racconto se mi sono piaciuti e perché.
El Greco
Agios Nikolaos
Una stanza enorme considerato che ero da sola, una terrazza sul mare, ottima colazione, parcheggio in strada sotto l'hotel, a due passi dal centro, soddisfattissima di questa scelta.
Sitia Beach City Resort
Helios
Makrigialos
Venendo dall'hotel precedente è stata un po' una botta al cuore, ma debbo dire che probabilmente in zona non c'erano tante alternative, appartamento carino, ma un po' lontano da tutto, bella la piscina, esposta al sole fino a sera, me la sono goduta parecchio.
L'itinerario
Questo è l'itinerario che ho seguito per i 13 giorni che avevo a disposizione alternando spiaggia ed escursioni:
Giorno 1 Bologna - Heraklion - Agios Nikolaos
Giorno 2 Agios Nikolaos - Monastero di San Giorgio - Monastero di Areti - Fourni - Kastelli - Isola di Spinalonga - Elounda - Agios Nikolaos
Giorno 3 Agios Nikolaos - Kroustas - Kritsà - Panagia Kera - Voulisma Beach - Monastero Vriomeni - Agios Nikolaos
Giorno 4 Agios Nikolaos, giornata ad Ammos Beach
Giorno 5 Agios Nikolaos - Mochlos - Richtis Gorge - Sitia
Giorno 6 Sitia - Monastero di Toplou - Paleocastro - Vai Palm Beach - Itanos Beach - Sitia
Giorno 7 Sitia - Spiaggia privata del Sitia Beach City Resort
Giorno 8 Sitia - Zakros - Etia - Makrigialos
Giorno 9 Makrigialos - Monastero di Agia Sofia - Villaggio di Voila - Chandras - Makrigialos
Giorno 10 Makrigialos - Isola di Chrissi - Ierapetra - Makrigialos
Giorno 11 Makrigialos - Kasteli - Archanes - Heraklion
Giorno 12 Heraklion - Palazzo di Cnosso - Heraklion
Giorno 13 Heraklion- Bologna
Giorno 1
Sono partita dall’aeroporto di Bologna piuttosto presto, atterrando a Heraklion nel primo pomeriggio, in perfetto orario. Recuperato il bagaglio, mi sono diretta subito al noleggio, situato proprio di fronte all’aeroporto. Mi ci è voluto un po’ per individuare la compagnia, perché nel grande piazzale ce n’erano davvero tantissime, ma alla fine ce l’ho fatta.
Diciamo che l’auto non era esattamente l’ultimo modello in commercio, anzi un po’ ammaccata. Davanti alla mia perplessità, i gestori mi hanno fatto giustamente notare che, non avendo lasciato una carta di credito come garanzia, alla riconsegna non mi sarebbe stato richiesto nulla per i danni esistenti o futuri. Essendo un’auto piuttosto datata, non c’era – come immaginavo – un sistema per collegare il cellulare né una presa USB per ricaricarlo. Mi hanno prestato una presa da accendisigari, ma poi ho scoperto che non funzionava. Per fortuna avevo con me il mio fido power bank. Quanto al porta cellulare, ho dovuto arrangiarmi un po’ alla buona, anche perché durante il viaggio non ho trovato negozi che ne vendessero.
Sono quindi partita alla volta di Agios Nikolaos, dove avrei trascorso la prima notte a Creta e le due successive. Lungo la strada ho incontrato il mio primo mulino a vento – li adoro – e ovviamente mi sono fermata per una tappa fotografica. Arrivata ad Agios Nikolaos ho trovato facilmente l’hotel, proprio sul mare, parcheggiando comodamente davanti all’ingresso. Ho preso possesso della stanza: enorme, con un piacevolissimo terrazzino vista mare.
Sistemato il bagaglio, mi sono subito diretta alla scoperta della città, una delle località che mi sono piaciute di più. Un inizio davvero bellissimo: un posto vivace, pieno di locali, gente e negozietti carini. Ho fatto qualche acquisto e mi sono messa a caccia di un buon ristorante.
Su consiglio di Mal di Creta ho scelto Piato, un locale molto raffinato, decisamente poco economico, ma dopo aver saltato il pranzo volevo trattarmi bene almeno a cena. Subito ho sperimentato una delle consuetudini tipiche dei ristoranti cretesi: una piccola entrata a discrezione dello chef – qui piuttosto elaborata – poi la pietanza ordinata e infine un dolcino offerto dalla casa. Non ho speso poco, ma sono uscita completamente soddisfatta.
Dopo cena, un giretto serale per smaltire e poi a dormire: la stanchezza del viaggio cominciava a farsi sentire.
La splendida terrazza/giardino del ristorante Piato di Agios Nikolaos
Giorno 2
Svegliata di buon mattino, ma non troppo presto, mi sono recata nella bella sala colazioni dell’hotel, con un grande tavolo in legno dove sedersi in compagnia e un piccolo giardino all’aperto. L’assortimento dolce e salato era vario e abbondante, con tanti prodotti freschi, e per la prima volta ho potuto assaggiare il vero yogurt greco: ottimo!
Un passaggio in camera per l’ultima pipì e per recuperare la macchina fotografica, poi via verso il primo monastero, quello di San Giorgio, molto bello. Qui ho fatto conoscenza con i primi gatti locali. Probabilmente, essendo domenica, era in corso una sorta di festa: ho potuto vedere solo l’esterno e fare qualche foto, dopodiché mi sono spostata al monastero di Areti. Avevo letto della calorosa accoglienza del monaco, ma arrivando più o meno all’ora di pranzo l’ho trovato impegnato in una grande tavolata… e mi ha anche lanciato uno sguardo non proprio amichevole. Ho fatto il mio giretto e me ne sono andata: il monastero è molto bello e raccolto, con anche un piccolo negozietto di souvenir presieduto da un settenne – probabilmente parte della tavolata – molto desideroso di vendermi qualche intruglio.
Sono poi arrivata nel piccolo paesino di Fourni, dove c’è una bella, seppur moderna, chiesa ortodossa. Qui ho incontrato la mia prima chiesetta votiva: l’isola ne è piena. Sono piccole riproduzioni di chiese con uno sportellino per introdurre offerte; all’interno si trovano candele, scatoline e oggetti vari.
Dopo Fourni, tappa a Kastelli, dove avevo intenzione di fermarmi a pranzo, ma non sono riuscita a trovare una taverna che mi ispirasse, e poi via verso la meta successiva: l’isola di Spinalonga. Lungo il percorso, splendidi panorami a picco sul mare, e poi eccola là, all’orizzonte. Arrivata in loco mi sono diretta subito verso il battello: tirava un vento pazzesco e devo aver perso la sciarpa, perché non l’ho più ritrovata.
Spinalonga è stata la tappa più bella della giornata: una splendida isola fortificata, dominata prima dalla Repubblica Veneziana e poi dagli Ottomani, con una stratificazione evidente di entrambe le influenze. Trasformata in seguito in un lebbrosario, oggi è un sito turistico dove si può fare una bellissima passeggiata tra le rovine.
Mi sono poi diretta a Elounda, dove ho fatto due passi in città, per poi raggiungere in auto le rovine dei mulini, dove ho aspettato il tramonto (piuttosto deludente, coperto dalle colline circostanti). Avrei potuto cenare in uno dei ristorantini della zona – consigliatissimi – ma ho preferito tornare ad Agios Nikolaos: era ancora troppo presto (a Creta si cena tardi) e volevo prima darmi una rinfrescata in camera.
Per cena, la mia prima esperienza in taverna: il Karnagio, con vista lago. Dopo la solita entratina, mi sono concessa una feta fritta e un ottimo polpo (anche oggi niente pranzo). Con il dolce offerto, poi, qui si sono superati: una specie di budino, un dolcetto al miele (adoro), frutta e pure la grappa. Top!
L'isola di Spinalonga vista dall'alto

Giorno 3
Seconda colazione sull’isola. In questa giornata avrei voluto andare in spiaggia per una pausa, ma la mia app non era molto d’accordo, segnalava vento, quindi sono partita per una nuova escursione. Prima tappa: il bellissimo villaggio di Kroustas. Ero praticamente l’unica turista e quasi l’unica anima presente; mi sono sbizzarrita con una quantità inenarrabile di foto.
Poi Kritsà, molto più affollato. All’inizio mi ha un po’ deluso: tanti negozietti e molta confusione. Poi mi sono addentrata nelle stradine più nascoste e lì è saltata fuori la vera anima del villaggio. Tra l’altro, c’è una bouganville gigantesca e fiorita, assolutamente spettacolare!
Ho proseguito verso un vero gioiello, che si è aggiudicato la palma della migliore attrazione della giornata. Piccola parentesi: il maledetto navigatore ha pensato bene di farmi prendere uno sterrato che attraversava una coltivazione di ulivi (secondo me ho anche bucato qualche proprietà privata), invece della comoda strada asfaltata.
Insomma, dicevo: la chiesetta bizantina di Panagia Kera, che conserva gli affreschi meglio preservati di tutta Creta. Un vero spettacolo.
Dirigendomi verso la tappa successiva, il monastero di Faneromeni, ho fatto un sopralluogo per il giorno successivo a Voulisma Beach, spiaggia consigliata come una delle più belle della zona (alle spiagge dedicherò un paragrafo più avanti). Nonostante fosse effettivamente bella, era incassata sotto una roccia a strapiombo, quindi nel primo pomeriggio il sole spariva già quindi ho deciso che il giorno dopo avrei evitato la scocciatura di muovere la macchina e mi sarei fermata in una delle spiagge di Agios Nikolaos.
Mi sono quindi “arrampicata” con l’auto – termine non esagerato – sulla strada per Faneromeni, incontrando anche un bel branco di pecore. La strada finisce proprio davanti al monastero. Inutile dire che il panorama da lì è pazzesco, però c’è da sudarselo!
Arrivata, ero l’unico essere vivente e, nonostante tutto, mi sono avventurata dentro quello che sembrava più un carcere che un monastero. Per fortuna il monaco si è accorto di me e mi ha spiegato come raggiungere il vero monastero, che in realtà è una grotta scavata nella roccia. Vale la pena? Secondo me no: suggestivo, particolare, ma non vale la stradaccia da capre per raggiungerlo.
Sperando che i freni di Catorcetto reggessero la discesa, mi sono apprestata a tornare indietro. Tornata sana e salva ad Agios Nikolaos, ho avuto anche il tempo per una passeggiata più approfondita, soprattutto nella zona del lago, molto panoramica.
Per cena ho deciso di spostarmi nella zona dei ristoranti accanto all’hotel, scegliendo “a naso” il Maistrali. Sembrava il classico locale acchiappaturisti, invece ho mangiato splendidamente bene. E il dolce offerto era davvero fuori misura.
Con la pancia molto piena, anche questa giornata è finita.
Parliamo di spiagge
Ovviamente non posso parlare di tutte le spiagge di Creta, perché ne ho viste pochissime, però mi aspettavo qualcosa di più — e non solo a livello di bellezza. Sul mare, invece, nulla da eccepire: è splendido e cristallino ovunque.
Non siamo a Rimini, lo posso capire: in Emilia Romagna siamo abituati a spiagge super attrezzate. A Creta, invece, “spiaggia attrezzata” significa ombrelloni, lettini e poco altro. Servizi igienici non pervenuti, un unico cubicolo per cambiarsi con quattro paletti e quattro assi, bagnino inesistente.
Anche le spiagge che ho visto non mi hanno colpita particolarmente: una strisciolina di sabbia o di sassi, niente a che vedere con le distese sabbiose che — forse a torto — mi aspettavo.
Di seguito quelle che ho frequentato, con una breve recensione.
Voulisma Beach
La spiaggia è bella, con sabbia bianca e fine, peccato che oltre ad essere una lingua molto stretta, si trova sotto una rupe che già nel primo pomeriggio fa ombra, niente servizi igienici, se si desidera prendere un caffè occorre salire la scala e attraversare la strada per accedere ai bar. Ho trovato difficoltà a parcheggiare in ottobre, non oso immaginare d'estate...
Itanos Beach
Praticamente attaccata alla spiaggia di Vai quindi con la stessa "sabbia", in alcuni punti proprio sassosa. Non è attrezzata, interessante per l'omonimo sito archeologico.
Spiagge di Agios Nikolaos
Le spiagge cittadine sono due: Paralia Kitroplatia e Ammos entrambe con sabbia grigia molto grossa mista a sassolini. La prima è piccolina e ha lo stesso problema di Voulisma: nel pomeriggio viene in ombra e non ha parcheggio. Ammos invece è vicino ad un grande parcheggio, per andare ai servizi igienici occorre spostarsi al parcheggio oppure elemosinare una toilette in un bar.
Limanaki Beach
La stretta lingua di sabbia che si trova nel villaggio di Makrigialos, tutto sommato nemmeno male, anch'essa attrezzata alla cretese con qualche ombrellone e lettino.
Vai Palm Beach
Spiaggia di sassolini, carina, prima di arrivare in spiaggia, dal parcheggio, si attraversa un piccolo palmeto che fa coreografia, attrezzata con ombrelloni e lettini, ma anche qui per andare ai servizi igienici bisogna prendere i propri stracci e andare al parcheggio che non è vicinissimo anche se almeno è bello grande, però c'è il bar (senza bagno), non un locale da strapparsi i capelli, ma almeno è vicino.
Isola di krissi
Eh, forse le spiagge me le aspettavo tutte così, grande, di sabbia bianca, non fine, però molto bella, peccato che per raggiungerla ci voglia lo Yacht...
Giorno 4
Giornata di relax dopo aver trottato per tre giorni consecutivi. Come dicevo, l’intenzione era di recarmi in auto alla spiaggia di Voulisma, ma il sopralluogo del giorno precedente non mi aveva convinta, così ho ripiegato su una delle spiagge cittadine. Ho scelto Ammos, perché quella più vicina all’albergo sembrava andare in ombra nel pomeriggio.
Mi sono accaparrata un lettino e mi sono stesa al sole. Il bagnino è arrivato verso le undici e, se non ricordo male, per lettino e ombrellone ho speso circa 4 euro: poco attrezzati, ma almeno economici. Trascorsa l’intera giornata in spiaggia, verso sera sono tornata in albergo per una bella doccia e sono uscita per l’ultima sera ad Agios Nikolaos, tornando nella zona della sera precedente.
Questa volta ho optato per Ofou To Lo, non solo sul mare praticamente dentro l’acqua, anche qui mangiato ottimamente.
Il Mix greco al ristorante Odou To Lo
Giorno 5
Infine arriva il momento di lasciare Agios Nikolaos per raggiungere Sitia. Dopo l’ultima colazione, saluto l’hotel El Greco e mi metto in macchina diretta alla prima tappa: Mochlos, non senza fermarmi ogni due minuti per fare foto. Per la modica cifra di cinque euro, andata e ritorno, mi portano sull’isoletta che ospita un’area archeologica di epoca tardo minoica. Un giretto tra i ruderi, il trasferimento sulla terraferma e via verso Sitia…
…se non fosse che, lungo la strada, vedo la fatidica scritta “Patrimonio Unesco”. Non è troppo tardi, posso concedermi una sosta, parcheggio piuttosto lontano perché ci sono un sacco di macchine e mi dirigo verso l’ingresso. Sul cartello campeggia una bella cascata e la scritta Richtis Gorge: vista tutta quella gente, penseresti che ne valga la pena. Solo per arrivare alla biglietteria ci impiego mezz’ora, tutta in discesa — il che significa che poi dovrò rifarla in salita, ma poco male: camminare non mi spaventa.
Pago i cinque euro del biglietto e la cassiera mi avverte che per raggiungere le cascate ci vorrà un’oretta. Le chiedo se il percorso è difficoltoso: scuote la testa. Maledetta! Il percorso non è difficoltoso… è una vera prova militare: scalate di sassi, guadi di torrenti, non so quante volte sono caduta, e pure un mega alveare di vespe in mezzo al sentiero. Dopo una vita — altro che un’ora — arrivo alla cascata con i vestiti completamente infangati.
La cascata? Un rigagnolo. E devo rifarmi tutto il percorso al contrario, inclusa la salita per tornare alla macchina. Arrivo stremata, maledicendo il momento in cui mi sono fermata. Ah, dettaglio: il “Patrimonio Unesco” non era la cascatella, ma l’intero complesso dei sentieri di Creta.
Più morta che viva arrivo in hotel. Chiedo alla gentilissima receptionist se c’è la possibilità di far lavare i vestiti irrimediabilmente infangati e lei si fa in quattro: ti adoro! La stanza è una sala da ballo, e in bagno ci sono prodotti di cortesia Caudalie, niente meno. Mi faccio una doccia mondiale, porto i vestiti da lavare alla reception e poi mi trascino in città, che fortunatamente non dista molto dall’hotel.
Sitia è molto carina, fa un po’ Milano Marittima, ma niente a che vedere con la vita di Agios Nikolaos: i ristoranti sono semi-desertici. Mi infilo nella prima taverna che capita (Fegaropsaro Tavern) che, a sorpresa, ha pure il menù in italiano… insomma, rispetto ai ristorantini di Agios, abbastanza scarsina.
Bilancio della giornata: 22 km a piedi. Direi che ho dato!
L'imbarco per raggiungere l'isola di Mochlos

Giorno 6
Il sesto giorno a Creta inizia con una colazione luculliana: questo hotel non ha smesso di stupirmi fino all’ultimo, e un assortimento così ricco l’ho visto solo su una nave da crociera. Stordita da tanto ben di Dio, dopo mezz’ora riesco finalmente a scegliere qualcosa e, dopo un secondo giro (con i 22 km del giorno precedente direi che posso permettermelo), parto per la prima tappa della giornata: il monastero di Toplou.
Prima di arrivare, le solite mille soste foto: i paesaggi incantevoli, la luce del mattino… tutto invita a rallentare. Il monastero è già splendido dall’ingresso; nel cortile si trovano un mulino e un piccolo punto di ristoro. All’interno purtroppo niente foto, ma posso dire che la visita vale davvero la pena.
Riparto verso la tappa successiva: Paleokastro. Durante gli spostamenti, oltre alle mini chiese votive, si incontrano anche piccole chiesette ortodosse: di solito sono chiuse, ma la chiave è nella toppa, così si può entrare a curiosare. Gli arredi sono essenziali, però vale la pena vederne un paio.
Paleokastro, si rivela una piccola delusione: mi sarebbe piaciuto visitare il museo del folklore, ma nonostante Google lo desse per aperto, era tristemente chiuso. C’era anche un’area archeologica, ma la strada indicata dal navigatore non mi ispirava per niente. Decido quindi di dedicarmi a un sopralluogo spiagge, perché il giorno successivo vorrei rilassarmi al sole: parto verso la famosa Vai Palm Beach e la vicina Itanos.
Per la descrizione delle spiagge avete già letto sopra, quindi non mi dilungo: niente che valesse la pena di spostare l’auto il giorno dopo, la spiaggia privata dell’hotel sarebbe andata benissimo. Mi perdo un po’ tra le rovine di Itanos e poi rientro a Sitia per un giretto più approfondito.
La cittadina si divide tra la parte sul mare, che ricorda le nostre località balneari della riviera, e quella più vecchia, tutta in salita ma decisamente più interessante. Ci metto un po’ a trovare la fortezza veneziana, purtroppo aperta solo al mattino, quindi temo non la visiterò. Però dalla sommità della collina si gode un panorama magnifico.
Faccio ancora due passi tra le stradine, fraternizzo con alcuni gatti e, per cena, stavolta niente ristorante: mi concedo il mio primo Pita Gyros, davvero squisito, con una bella birra ghiacciata al Fast Food Nterlikatessen. Il locale è basic, due tavolini e quattro sedie, ma il cibo è stra buono.
Rientrando in albergo mi godo un tramonto rosa spettacolare e, una volta arrivata, scopro una nuova mega piscina con cocktail bar e gattini che fanno la siesta sui lettini. Torno in stanza con i miei 14 km sulle gambe e crollo a dormire, soddisfatta della giornata.
Giorno 7
Seconda mega colazione in hotel: già sono un po’ triste al pensiero che l’indomani sarà l’ultimo giorno, aggravato dal fatto che nel prossimo appartamento dovrò arrangiarmi. Anche stavolta mi concedo due round, con l’intenzione di saltare il pranzo; approfitto pure del cuoco, che in diretta mi prepara un’omelette fresca fresca.
Poi mi preparo con tutto l’occorrente per la spiaggia e mi dirigo in quella privata dell’hotel, accaparrandomi subito il mio lettino e l’ombrellone gratuito. Durante la giornata mi sposterò varie volte perché la spiaggia è più bassa della sede stradale e nel pomeriggio arriva un po’ di ombra; nessuna preoccupazione per il bagno, tanto posso sempre tornare in camera.
Verso sera vado a caccia di un ristorante, rimpiangendo ancora una volta la vivacità di Agios Nikolaos, e stavolta faccio centro all’Inodion: ritorna la bella abitudine dell’entrata e del dolce offerto, e le porzioni sono enormi oltre che ottime.
Rientrando in camera, sorpresa! Sulla poltrona trovo una busta di carta che non ricordavo di aver lasciato lì. La prendo e, attaccato, trovo il biglietto da visita dell’hotel manager che mi ringrazia per il soggiorno. All’interno, alcuni souvenir: una bustina di dittamo essiccato, due cartoline dell’hotel, una mini lattina d’olio… e a quel punto mi vengono già i lacrimoni pensando che il giorno dopo avrei dovuto lasciare questo posto.
La spiaggia privata dell'hotel, più che decorosa.
Giorno 8
Con il cuore pesante mi appresto a fare l’ultima colazione al Sitia Beach City Resort. Purtroppo sono ancora strapiena dalla sera precedente e non riesco a mangiare quanto vorrei. Ad aggravare la mia poca voglia di lasciare questo posto è la scoperta dei tavoli da colazione vista piscina e di altre tre piscine sul retro che ancora non avevo notato… esagerati!
Mi metto in strada verso la prima tappa della giornata: in giro c’è pochissimo traffico. Arrivo al Palazzo Minoico di Kato Zakros, molto esteso, ma di cui è rimasto davvero poco. Forse sarebbe utile una guida che spieghi gli ambienti, perché da soli si capisce poco. Interessanti anche gli antichi mulini ad acqua di Zakros: purtroppo il museo è chiuso, nonostante la targa all’esterno indichi che dovrebbe restare aperto almeno per un’ora e un quarto. Pazienza.
Proseguendo verso la mia meta finale mi fermo nel villaggio abbandonato di Etia. Sono l’unica persona presente. Premesso che ho una vera passione per i villaggi abbandonati, questo è davvero suggestivo: mi fermo per qualche foto e riprendo la strada per Makrigialos.
Arrivo infine al mio appartamento, situato in una sorta di residence. Già raggiungerlo è un’impresa e, nel tentativo di fare manovra, ammacco il paraurti del povero Catorcetto. Questo sarebbe dovuto essere l’alloggio più “autentico” e a contatto con la cultura greca, ma posso dire che preferivo di gran lunga il mio cinque stelle.
La proprietaria mi accoglie calorosamente, con moine e abbracci. Il problema è che io odio le effusioni da parte di sconosciuti, e questo mi rende ancora più giù di morale. Non so… forse la signora ha percepito qualcosa, perché poi non l’ho più vista per tutto il soggiorno. Mi dispiace, ma ho un caratteraccio, lo riconosco.
Mi dirigo all’appartamento, che è pure in cima a una scala ingombra di spazzoloni e scope… rivoglio-il-mio-cinquestelle, rivoglio-il-mio-cinquestelle, rivoglio-il-mio-cinquestelle. Entro: è carino, con una allegra tovaglia a quadri e un piccolo cadeau, una bottiglietta di Raki dove annegare i miei dispiaceri.
Dalla terrazza sul mare noto la piscina: almeno quella è valida, con vista mare e sole fino al tramonto. Mi ci fiondo immediatamente.
Mentre mi preparo per uscire mi godo lo splendido tramonto dalla terrazza, con un po’ di preoccupazione per l’uscita al buio con l’auto (il giorno dopo scoprirò che con una semplice passeggiata si raggiunge Makrigialos lo stesso).
Il paesello è microscopico, ma pieno di taverne: c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Faccio tre o quattro giri avanti e indietro prima di trovare qualcosa che mi ispiri; alla fine scelgo la Taverna Exipiretisis, direttamente sul mare. Non è malaccio. Tornata in appartamento, mi faccio un Raki, tanto per gradire, e me ne vado a letto.
Il villaggio abbandonato di Etia

Guidare a Creta
Guidare a Creta è stato, per la mia breve esperienza, uno spasso: strade pressoché deserte (del resto, a fine ottobre ci sta), tutte appena asfaltate e senza nemmeno una buca. Mi sa che sull’isola piove poco, perché anche le vie più sperdute tra le montagne sono in condizioni impeccabili.
I guidatori locali sono tranquilli: nessun sorpasso stile circuito, ti seguono pazientemente e, se rallenti e ti fai da parte, ti superano con tutta calma. Nemmeno guidare in città è stato un grosso problema: Heraklion è un po’ caotica, ma niente di complicato.
Fuori dai centri abitati le auto locali sono perlopiù pickup scassati, perché ci sono molti sterrati. Per quanto mi riguarda, però, non ho mai avuto necessità di percorrerli, nemmeno per raggiungere il monastero più isolato (a parte quando il navigatore ha deciso che quella fosse l’unica strada percorribile… quando in realtà ce n’era una ben più comoda).
La benzina invece è cara, molto più che da noi, e questo non rende convenienti i lunghi spostamenti. Conviene limitarsi a visitare l’isola a zone, piuttosto che avventurarsi in un on the road che la attraversi tutta. Le strade sono sì belle, ma in alcuni tratti risultano tortuose e a strapiombo sul mare, quindi meglio procedere piano e godersi il panorama.
Io, super felice, tra le rovine di Voila
Giorno 9
Il nono giorno, appena sveglia, rimpiango un po’ la super colazione del giorno precedente; lo stupendo panorama dal terrazzo però mi riempie gli occhi e l’anima. Lascio l’appartamento e mi rimetto al volante, diretta al piccolo monastero di Agia Sofia, completamente abbandonato tranne la piccola chiesetta, dove ho incontrato casualmente il monaco impegnato nella manutenzione quotidiana e che mi ha fatto entrare. Per il resto è diroccato, proprio come piace a me.
Dopo qualche foto, mi sposto verso il villaggio abbandonato di Voila, patrimonio UNESCO dal 2015, e qui mi scateno letteralmente: essendo da sola, posso muovermi tra i ruderi a mio piacimento e scattare foto senza interferenze. Con il cellulare al 40% di batteria, cerco il power bank e… porca miseria, l’ho dimenticato in camera!
Proseguo verso la tappa successiva, il villaggio di Chandras, molto pittoresco, poi decido di tornare indietro perché con il cellulare quasi scarico e senza navigatore ho il terrore di perdermi. Arrivo al Residence attorno all’ora di pranzo e, una volta tanto, decido di mangiare al ristorante. Provo a raggiungere il villaggio a piedi e mi rendo conto che la distanza non è proibitiva: c’è una scorciatoia piuttosto ripida che porta direttamente alla strada costiera. Incontro subito una pizzeria (Obelix) e mi ci fiondo immediatamente. Ordino un Pita Gyros e una birra alla spina (finalmente) e, scorrendo il menù, mi viene la diabolica idea di tornare la sera per una pizza: tanto la sera precedente non avevo visto locali particolarmente interessanti e… nove giorni senza pizza cominciano a farsi sentire.
Dopo pranzo faccio due passi sul lungomare, meditando se riprendere l’auto per finire il giro programmato o passare il pomeriggio in piscina. Alla fine vince la pigrizia e mi tuffo in piscina.
Nel tardo pomeriggio arriva una bruttissima notizia: mi scrive la compagnia con cui dovevo partire per un’escursione all’isola di Krissi il giorno successivo, informandomi che era annullata per mancanza di partecipanti. Peccato fosse già il secondo rinvio e che nel giorno proposto (ammesso che si sarebbe davvero fatta) io sarei dovuta essere in viaggio verso Heraklion. Francamente la segnalo (Archageloscruises) perché sono stati davvero poco seri.
Incavolata nera, comincio a messaggiare a destra e sinistra altre compagnie: chi non parte domani, chi è già piena… poi finalmente una mi risponde di presentarmi al porto e vedere se riescono a imbarcarmi. Un po’ più sollevata, mi dirigo verso la mia pizza che, alla fine (formaggio a parte, che non è mozzarella), non è poi malvagia.
Rientro in appartamento piuttosto presto, perché la sveglia l’indomani sarà decisamente anticipata.
Giorno 10
Di primo mattino mi metto in auto verso Ierapetra, arrivando con largo anticipo rispetto all’orario comunicato per l’imbarco verso l’isola di Krissi. Mi concedo una bella colazione al bar: un cappuccino sorprendentemente buono e una brioche, poi scatto qualche foto in giro.
All’orario stabilito mi dirigo al porto per capire se riuscirò finalmente a imbarcarmi per questa benedetta escursione e… sì! Il posto c’è, e salgo a bordo.
Ci sono vari modi per visitare l’isola: con il classico barcone turistico, quello con tanti passeggeri seduti su seggiolini modello pullman; con lo yacht in gruppi più piccoli (massimo 25 persone), l’opzione che ho scelto io; oppure con una barca privata, yacht o barca a vela. La mia scelta costa un’ottantina di euro a persona (prezzo 2025) e comprende il pranzo a bordo e due soste in punti diversi dell’isola.
Vi consiglio caldamente la compagnia con cui sono riuscita ad andare, non solo perché era l’unica disponibile dalla sera alla mattina nell’ultimo giorno utile, ma perché l’equipaggio è davvero fuori di testa! Mi sono divertita tantissimo: la gita è stata fantastica, il cibo buonissimo e ci hanno quasi fatti ubriacare di Raki a volontà, accompagnato da anguria fresca, per poi concludere con un bel gelato. La compagnia è Ierapetra Cruise e lo yacht è EVI II.
L’escursione a Krissi vale davvero la pena: sabbia bianchissima, mare turchese, un vero paradiso.
Scesa dallo yacht, mi fermo ancora un po’ a Ierapetra per visitare la città. Me l’avevano sconsigliata come posto dove dormire ed, effettivamente, mi trovo d’accordo. Rivaluto un po’ il residence che avevo odiato all’arrivo: alla fine la sua piscina mi è stata decisamente utile. La città ha diversi punti interessanti, ma non so… non mi ha lasciato vibrazioni positive. Molto meglio la microscopica Makrigialos.
Riprendo l’auto e rientro al residence. Esco per cena e, per l’ultima sera, mi concedo un bel ristorante con una splendida terrazza sul mare (Meltemi), dove ordino la Moussaka, un classico dei classici.
Sabbia bianchissima, mare turchese, l'isola di Krissi
Giorno 11
Mancano solo due giorni al rientro in Italia e mi sembra ieri di essere atterrata a Creta. Con questa sensazione riprendo Catorcetto e parto verso l’ultima destinazione del viaggio: Heraklion, senza però rinunciare a qualche tappa intermedia.
La prima fermata è al bar, dove mi concedo una colazione proprio come in Italia: cappuccino e brioche ottimi. Il trasferimento dal sud al nord dell’isola è un susseguirsi di paesaggi magnifici, punteggiato da tante chiesette di ogni forma e colore.
Durante la traversata mi fermo a Kastelli, a un centinaio di chilometri da Makrigialos: niente di particolare, giusto una pausa per sgranchire le gambe. Molto più interessante invece Archanes, decorata da numerosi murales e dove finalmente riesco a visitare il mio primo museo del folklore. Si tratta di una casa privata su due piani, letteralmente zeppa di oggetti di ogni tipo, a partire dal piccolo patio. Visita consigliatissima: alla fine si può anche curiosare nel piccolo negozietto, con articoli davvero particolari.
Arrivo a Heraklion e prendo possesso della mia stanza: assolutamente la più bella di tutto il viaggio, super accessoriata, luminosissima e con una macchina per il caffè espresso a capsule che, ovviamente, utilizzo immediatamente. Ho buona parte del pomeriggio a disposizione e mi lancio subito alla scoperta della città.
Non me l’avevano consigliata particolarmente, suggerendomi di trascorrervi una sola notte. Io invece sono contentissima di averne passate due: secondo me ce ne stava anche una in più, ma purtroppo non l’avevo.
Decido di andare subito al museo archeologico, per me imprescindibile. Se avete anche solo un po’ di amore per l’archeologia, non lasciatevelo scappare: i reperti esposti sono davvero unici. Per la maggior parte provengono dal palazzo di Cnosso, ma non solo: il materiale è di una bellezza commovente e assolutamente particolare. Il museo è aperto tutti i giorni dalle 8 alle 20, tranne il mercoledì (dalle 13 alle 20), e l’ingresso costa 20 euro.
Con il sole ormai al tramonto, faccio ancora un giretto, poi rientro in stanza per prepararmi alla cena. Decido che è il momento di mangiare un po’ di pesce e scelgo il Notio Archipelagos Seafood Restaurant, poco distante dall’hotel. Non è economico — del resto, con il pesce non si spende mai poco — ma è ottimo.
La stanchezza dopo una giornata così intensa si fa sentire e, subito dopo cena, rientro in camera.
La Fortezza Veneziana di Heraklion al tramonto

Giorno 12
Ultima giornata piena a Creta, che inizia con la colazione all’hotel Kastro: non certo all’altezza di quella di Sitia, ma comunque decorosa. Recupero l’auto, lasciata la sera precedente nel parcheggio coperto poco distante dall’hotel, e parto alla volta del Palazzo di Cnosso. Il traffico di Heraklion mi spaventava un po’, ma raggiungere il sito non si rivela particolarmente complicato; avendo la macchina, mi sembrava assurdo impazzire con i mezzi pubblici, tanto più che il parcheggio è gratuito.
Arrivata in loco cerco subito informazioni per una visita guidata. Mi indicano un gruppetto di guide autorizzate che mi suggeriscono di attendere un po’, nel caso arrivino altri italiani per formare un gruppo da quattro. Nulla da fare: dopo quasi un’ora di attesa mi aggrego a un nutrito gruppo di francesi e, visto il numero elevato, mi fanno pure lo sconto. Alla fine mi è anche andata bene.
Il palazzo mi è piaciuto tantissimo e qui scatta il quesito: meglio lasciare i reperti così come sono, oppure integrare e ricostruire secondo ciò che si pensa fossero in origine? Il sito è evidentemente molto rimaneggiato, con ricostruzioni e pitture, ma per me — che non sono una studiosa di archeologia — l’effetto funziona. Del resto, anche le statue dell’Eretteo all’Acropoli di Atene non sono gli originali, ma copie fedeli, eppure sono tra le più fotografate.
Il Palazzo di Cnosso è aperto da inizio aprile a fine ottobre, dalle 8 alle 20. Dopo la visita guidata mi concedo ancora un po’ di tempo per qualche fotografia, poi rientro a Heraklion per l’ultimo pomeriggio in città.
In queste ultime ore cammino parecchio, tra shopping di ricordini da portare a casa e le ultime cose da vedere. Infine si fa sera: con non troppo entusiasmo torno in camera a cercare di far stare tutti i miei acquisti in valigia. Proprio di fronte all’hotel avevo puntato una taverna che mi sembrava molto invitante e decido di provarla: mangio molto bene, forse anche un po’ troppo… prosegue nel prossimo paragrafo.
Giorno 13
Mi sveglio all’alba all’improvviso e… il tempo di arrivare in bagno e vomito anche l’anima. Cavoli, sto malissimo e non so se rallegrarmi perché mi è capitato l’ultimo giorno o preoccuparmi per capire come riuscirò ad arrivare in aeroporto con la macchina. Cerco di pulire alla bell’e meglio il disastro e mi trascino alla sala colazioni per bere un tè, sperando che mi rimetta un minimo in sesto.
In qualche modo riesco a recuperare l’auto e a riconsegnarla all’autonoleggio. Non c’è nessuno, così lascio la chiave nel contenitore, come mi era stato indicato. Mi trascino in aeroporto, sto davvero malissimo: vado in bagno altre due volte, ormai non so più cosa vomitare. Spero solo di reggere per tutta la durata del volo.
Mentre aspetto che aprano il gate, arriva la notizia che il volo è in ritardo per un guasto tecnico dell’aereo (pure quello). Alla fine, forse è stato meglio così: arrivati a mezzogiorno la situazione è leggermente migliorata e, quasi alle due del pomeriggio, finalmente l’aereo decolla.
Spero che questo racconto vi abbia ispirato: trovo che Creta sia un’ottima meta ottobrina. Su consiglio di Mal di Creta, ho scelto la zona meno turistica dell’isola perché meno piovosa. Chissà, forse un giorno riuscirò a visitare anche l’altra parte!
Concludendo
Spero che questo racconto vi abbia ispirato: trovo che Creta sia un’ottima meta ottobrina. Su consiglio di Mal di Creta, ho scelto la zona meno turistica dell’isola perché mi hanno detto meno piovosa. Chissà, forse un giorno riuscirò a visitare anche l’altra parte!