Il parco in generale
Se fossi ancora sui banchi di scuola, probabilmente mi rimprovererebbero per essere andata fuori tema: in questo articolo non parlo di monumenti né di arte, ma di un parco a tema che di “slow” ha ben poco. Però io adoro i parchi divertimento, quindi vi beccate queste righe dedicate ad Europa Park.
Europa Park è immenso: per goderne davvero un solo giorno non basta. Per esigenze personali non ho potuto fermarmi più a lungo e alla fine ho visto un quarto – forse anche meno – di tutto ciò che offre. Dire che sia un parco per tutte le età non è una frase fatta: qui c’è davvero qualcosa per chiunque, dai più piccoli agli adulti, e per ogni gusto. E se avete bimbi piccoli ma volete lanciarvi sulle montagne russe, ci sono aree attrezzate e sorvegliate dove possono giocare per qualche decina di minuti. Una soluzione davvero intelligente.
E poi c’è la cura delle ambientazioni. Il parco è suddiviso in aree ispirate ai vari stati europei, ricostruite con una precisione sorprendente, fin nei dettagli più minuti. Anche all’interno delle attrazioni la scenografia è talmente curata che fare la fila diventa quasi parte del divertimento.
L'ingresso del parco
Un vicolo caratteristico del quartiere tematico dedicato alla Svizzera all'interno del parco
Come arrivare
Anche in questo caso ho scelto l’auto. Ho davvero valutato altre possibilità: prima fra tutte il treno, che da Milano arriva ogni giorno direttamente alla stazione di Ringsheim/Europa-Park in sole cinque ore e venti minuti. A conti fatti, però, il costo per tre persone è decisamente sproporzionato rispetto alla macchina, soprattutto considerando che da Bologna occorre aggiungere anche il biglietto per Milano. L’aeroporto più vicino con collegamenti comodi dall’Italia è quello di Strasburgo, ma dista comunque una settantina di chilometri: servirebbe il noleggio di un’auto, con un costo totale nuovamente superiore.
Con la macchina, invece, siamo partiti da Bologna verso le nove, ci siamo fermate per il pranzo nei pressi di Lucerna e siamo arrivate a destinazione alle cinque del pomeriggio, senza fretta. Per raggiungere Rust, la cittadina che ospita il parco, è necessario attraversare tutta la Svizzera: occorre quindi acquistare la “vignetta”, il tagliando che permette di circolare sulle autostrade elvetiche, al costo di 40 franchi svizzeri (circa 40 euro). È annuale e, paradossalmente, non dura nemmeno un anno dal momento dell’acquisto, perché è valida sempre fino al gennaio dell’anno successivo.
Un’altra nota dolente è il traforo del San Gottardo. Devo ammettere che rispetto alle prime volte in cui lo percorrevo la situazione è molto migliorata, ma quasi sempre ci sono code piuttosto lunghe per attraversarlo.
Dormire vicino al parco
Rust è una cittadina che vive in funzione del parco: ovunque si trovano alberghi, bed & breakfast e ristoranti. Il villaggio non è grande, quindi qualunque sistemazione scegliate vi permetterà di raggiungere l’ingresso a piedi. Per lo meno nel dormire ho voluto restare fedele alla mia filosofia di viaggio, scegliendo l’hotel più vicino possibile all’entrata.
C’erano anche gli hotel ufficiali del parco, che riproducono – in perfetto stile Las Vegas – alcune celebri località europee. Sono scenografici, certo, ma i prezzi sono davvero alti. Non che io abbia speso poco, ma rispetto a quelli la mia scelta è stata quantomeno ragionevole. Alla fine ho optato per l’Hotel Am Park e non esagero quando dico che è vicino: attraversi la strada e sei dentro Europa Park.
La struttura è nuovissima e molto moderna. Le stanze sono pensate per le famiglie: la camera da quattro è ampia, confortevole e impeccabile. La colazione è favolosa, anche perché ti siedi e ti portano tutto al tavolo. Sono attentissimi alle intolleranze: al momento del check‑in comunichi il problema e la mattina trovi già pronto il tuo cestino di panini senza glutine, tra l’altro buonissimi.
Al tavolo arrivano un bricco di caffè, una caraffa di succo, pane, brioches, burro, marmellata, salumi e formaggi. Poi puoi ordinare toast, pancakes, uova e latte con cereali. E, meraviglia delle meraviglie, il cappuccino è buono. Una rarità, soprattutto a colazione negli alberghi – anche in Italia.
La nostra stanza all'Hotel Am Park
Una delle pittoresche case a graticcio di Rust
La piccola cotoletta del Gasthaus Zum Ochsen
Vivere Rust
Cercando informazioni sul parco – e qui cito un articolo che mi è stato davvero utile per pianificare la giornata a Europa Park – non ho trovato nemmeno una parola su Rust. Ammetto che ero un po’ preoccupata: viaggiando con due adolescenti temevo fosse un mortorio e già mi immaginavo a macinare altri chilometri, oltre ai 700 già fatti, per raggiungere Colmar o Strasburgo. Sia chiaro, non parliamo di Las Vegas: soprattutto il giovedì sera, quando siamo arrivate, l’atmosfera era piuttosto tranquilla. Per fortuna alla reception abbiamo incontrato un italiano che ci ha spiegato come muoverci e ci ha rassicurate.
Di ristoranti ce ne sono in quantità. Abbiamo scartato quelli italiani e seguito il consiglio del receptionist, scegliendo uno dei locali che avevo già adocchiato prima di partire: Gasthaus Zum Ochsen. A meno che non abbiate uno stomaco corazzato – e io non sono certo inappetente – le porzioni valgono doppio. La mia cotoletta, per dire, era in realtà un piatto con due cotolette grandi e contorno; gli Spätzle arrivano in una padella intera, la carne idem, e sulle patatine fritte meglio sorvolare. I prezzi non sono proprio economici, ma con un piatto si mangia tranquillamente in due.
Prima di cena abbiamo trascorso un po’ di tempo nella zona degli hotel ufficiali del parco, aperta a tutti. In particolare nella piazza dell’hotel Colosseo, che riproduce una porzione del celebre monumento romano e una tipica piazza italiana. Lì ci sono diversi locali e, per gli amanti del genere, consiglio di sedersi al Commedia dell’Arte e ordinare un cocktail: niente patatine di accompagnamento, ma i drink sono ottimi. Se riuscite ad accaparrarvi un tavolo potete restare quanto volete, godervi la consumazione e l’atmosfera davvero piacevole.
E se dopo cena avete ancora voglia di fare due passi, potete esplorare gli altri hotel a tema, tutti molto scenografici. Insomma, il pre e il dopo cena si passano tranquillamente senza dover andare chissà dove.
La piazza dell'hotel Colosseo con i locali che vi si affacciano
L'attrazione Pirati a Batavia
Parola d’ordine: PIANIFICAZIONE
Come dicevo, dedicare una sola giornata a Europa Park è sconsigliabile; ma se, come me, non avete alternative, la parola d’ordine è pianificare. Vagare senza una direzione precisa è impensabile, viste le dimensioni del parco e la quantità di attrazioni. La prima cosa da fare è stabilire cosa vi interessa davvero: adrenalina, spettacoli, giostre per i più piccoli, oppure un mix di tutto. Una volta chiarite le priorità, identificate le attrazioni e organizzatele in una scaletta seguendo la loro posizione sulla mappa. Sul sito ufficiale trovate elenco, descrizioni e una mappa interattiva molto utile.
Quando siete all’interno del parco, consiglio di scaricare l’app ufficiale: funziona come un vero e proprio navigatore e vi permette di orientarvi rapidamente, controllare i tempi di attesa e trovare tutto senza perdere tempo.
Inizialmente avrei voluto pranzare al ristorante citato nell’articolo che menzionavo prima, il celebre Food Loop: più che un ristorante è un’attrazione, con i piatti che scendono su binari da montagne russe. Peccato che la fila per entrare fosse più lunga di tutte quelle fatte fino a quel momento, quindi abbiamo rinunciato. Ci siamo arrangiate con un waffle con gelato e, più tardi, un trancio di pizza.
Molto scenografico è anche il ristorante all’interno dell’attrazione “Pirati a Batavia”, il Bamboe Baai: si pranza affacciati sul percorso, con le barche che scorrono davanti al terrazzo. Se cercate un posto suggestivo, vale sicuramente la deviazione.
La nostra giornata ad Europa Park
Il parco apre alle 8:15, anche se la maggior parte delle attrazioni inizia a funzionare alle 9:00. La chiusura ufficiale è alle 18:00, ma il giorno della nostra visita hanno prolungato di un’ora: l’abbiamo scoperto solo tramite l’app, dopo l’orario che pensavamo fosse quello di chiusura. Fino all’ultimo minuto è possibile mettersi in coda: le attrazioni non chiudono finché non è salita l’ultima persona già in fila.
Alle 8:15 eravamo quindi davanti ai cancelli, che si sono aperti con una puntualità svizzera. Avevamo già acquistato i biglietti sul sito ufficiale; in alternativa si possono comprare anche in hotel, ma arrivando lì apposta non mi sembrava il caso di rischiare imprevisti.
Una volta entrate, ci siamo dirette subito verso l’area dedicata alla Francia, prendendo la prima a destra rispetto all’ingresso principale, con l’idea di iniziare dal “Silver Star”, giusto per partire col botto. Purtroppo, dopo aver attraversato l’Italia con la riproduzione del canale veneziano, ci siamo dovute fermare e aspettare l’apertura dell’area. Alle 9 in punto siamo schizzate verso la nostra meta e siamo salite a bordo senza alcuna coda.
Di seguito ho riportato l’elenco delle attrazioni che abbiamo fatto, seguendo un percorso ad anello e puntando soprattutto su quelle più adrenaliniche. Non mi dilungherò sulle specifiche tecniche, che trovate sul sito ufficiale: solo qualche impressione personale e il livello di gradimento.
La favolosa montagna russa Woodan Timbur Coaster
Una ricostruzione di un canale veneziano ad Europa Park
- SILVER STAR montagna russa fantastica, la più fluida mai provata e veramente lunghissima, una delle mie preferite.
- EUROSAT – CAN CAN COASTER montagna russa ispirata al Moulin Rouge completamente al buio, veramente bella, soprattutto a livello di atmosfera, bella anche la ricostruzione dei camerini che si ammira facendo la fila per raggiungere i vagoni.
- SWISS BOB RUN tra tutte quella che mi è piaciuta meno, divertente e originale l’idea di una pista da bob, ma la posizione sdraiata e le eccessive vibrazioni non me l’hanno fatta godere molto, non l’avrei rifatta.
- MATTERHORN BLITZ molto divertente con le sue curve a gomito, bella anche l’ambientazione raffigurante una fattoria Svizzera vista durante la fila, costruita con molta cura e figure in movimento, una montagna russa per tutti.
- POSEIDON non ho particolare amore per le attrazioni bagnate, comunque molto bella anche nella ricostruzione delle scenografie che riportano alla mitologia greca, ci si bagna un bel po’.
- EURO MIR montagna russa carina, particolare perché prevede anche la marcia all’indietro e ammetto che non l’avrei fatta due volte, mi ha dato un po’ fastidio, durante l’attesa si può ballare al ritmo di musica techno.
- PIRATI A BATAVIA una parentesi di tranquillità tra una montagna russa e l’altra, navigando placidamente tra scenette a tema pirati si scopre la storia di Bartholomeus van Robbemond alla ricerca della “tigre di fuoco”, il leggendario pugnale di Batavia. Piacevole! Originale il ristorante all’interno dell’attrazione.
- BLUE FIRE MEGA COASTER purtroppo non ce la siamo goduta molto, arrivati quasi alla fine della fila qualcosa si è guastato e abbiamo dovuto aspettare quasi un’ora prima che la facessero ripartire, perciò nel momento di salire eravamo tutte un po’ stanche. Peccato perché come tipo di montagna russa è una di quelle che mi piace di più, ovvero con l’accelerata iniziale, molto lunga e con ben 4 giri della morte, avrei voluto rifarla, ma volevamo completare il percorso e alla fine di questo era troppo lontana per ritornare.
- WOODAN TIMBUR COASTER fa-vo-lo-sa! AMO le montagne russe in legno, purtroppo però non hanno la fluidità delle più recenti, questa invece è fantastica, c’è tutto il fascino del rumore del vagone che passa sulla struttura in legno con una fluidità incredibile per me il TOP del parco.
- FJORD RAFTING a bordo di un gommone si scendono rapide girando in tondo, divertente e anche in questo caso ci si bagna un bel po’.
- ARTHUR ispirata al cartone animato “Arthur e il popolo dei Minimei”, sembrerebbe una giostra per bambini, ma in realtà è MOLTO, MOLTO bella, una delle più originali sulle quali sia mai salita. Un percorso magico che tira fuori il bambino che è in te… e se è piaciuto a due adolescenti patite di rollercoaster non esagero!
- CASTELLO STREGATO in realtà non era in programma, ma visto che siamo state costrette a saltare una delle attrazioni che avevamo scelto in quanto chiusa per incendio, passandoci proprio davanti e non vedendo una gran fila, abbiamo provato. Niente di eccezionale, ma carina.
- VOLETARIUM se avete sempre sognato di volare questa è l’attrazione che fa per voi, seduti su una poltrona mobile si è proiettati dentro un video che simula il volo, davvero realistico!
Terminate tutte le attrazioni del nostro percorso, siamo tornate all’ingresso principale verso le 17.30. Convinte che il parco chiudesse alle 18.00, ci siamo dirette di nuovo verso Euro Star per un’ultima corsa. Una volta uscite, abbiamo notato che il Can Can Coaster, lì accanto, era ancora aperto: inutile dirlo, l’abbiamo rifatto subito.
A quel punto le 18.00 erano già passate da un pezzo, ma la gente continuava a mettersi in fila. Solo consultando l’app abbiamo scoperto che avevamo ancora tempo per un’ulteriore corsa. E così siamo tornate di nuovo su Euro Star, prima di concederci un rapido giro in un negozio ancora aperto per gli acquisti dell’ultimo minuto.