Bologna insolita: la Chiesa Ortodossa di San Basilio il Grande

Siamo in Via Sant’Isaia, una delle tante strade del centro storico di Bologna, dove i portici antichi si alternano a quelli ricostruiti dopo i bombardamenti del 1944. Lungo il percorso si susseguono bar, negozi e portoni residenziali dall’aspetto anonimo, dietro ai quali potrebbe celarsi qualche sorpresa.

A metà della via, al civico 35/2, un semplice portone segnato soltanto da un’immagine sacra introduce a un luogo poco conosciuto ma di grande interesse: la Chiesa Ortodossa di San Basilio il Grande. Un piccolo gioiello nascosto nel tessuto urbano, che merita di essere scoperto per la sua atmosfera raccolta e la sua storia particolare.

 

All'interno della Chiesa Ortodossa di San Basilio il Grande

La caratteristica più evidente di questa chiesa è la sua integrazione con la preesistente Sant’Anna, edificata agli inizi del Quattrocento dai padri certosini e completamente ristrutturata e decorata agli inizi del Settecento. A causa del lungo periodo di abbandono seguito alle confische napoleoniche e alla successiva sconsacrazione, gli affreschi di Gioacchino Pizzoli risultano oggi molto deteriorati.

Nonostante ciò, l’equilibrio tra gli elementi della tradizione ortodossa orientale e le forme barocche settecentesche crea una commistione rara e affascinante, che rende questo edificio religioso particolarmente suggestivo.

Gli affreschi barocchi del pittore Gioacchino Pizzoli

La Chiesa di San Basilio il Grande è il più antico edificio di culto ortodosso dell’Emilia‑Romagna: il Comune di Bologna la concesse alla comunità cristiano‑ortodossa nel 1973.

Ciò che colpisce immediatamente, entrando, è la quantità di icone appese alle pareti, provenienti da epoche e tradizioni diverse. Tra queste spiccano una raffigurazione di San Petronio, patrono della città, realizzata dall’iconografo bolognese Giancarlo Pellegrini, e un’icona della Beata Vergine di San Luca, donata dall’Associazione di Fedeli “Icona” di Bologna.

Come spiega il parroco Serafim, questa varietà nasce dal fatto che le immagini sacre sono giunte alla chiesa nel corso del tempo, portate da fedeli di provenienze diverse. Una stratificazione che racconta, attraverso le icone, la storia stessa della comunità che le ha donate.

 

Decori settecenteschi e immagini sacre ortodosse si amalgamano perfettamente formando un unicum di grande suggestione

Il nome del parroco potrebbe trarre in inganno, ma Serafim è bolognese doc, dotato di una simpatia e di una vivacità fuori dal comune, almeno rispetto all’immagine tradizionale che spesso si ha dei religiosi. Le spiegazioni sulla chiesa e, soprattutto, sul rito ortodosso ci sono state offerte in un brillante dialetto bolognese, arricchite da aneddoti e battute che hanno reso la visita sorprendentemente coinvolgente.

L’incontro è stato condotto insieme al professor Roberto Serra, già citato nell’articolo dedicato a Palazzo Albergati, nell’ambito delle visite in dialetto bolognese organizzate dall’associazione Succede solo a Bologna. Una collaborazione che ha contribuito a rendere l’esperienza ancora più ricca, grazie alla capacità di intrecciare competenza storica e tradizione locale.

Alcune tra le tantissime immagini sacre che si trovano all’interno della chiesa

Tornando alla chiesa, un altro elemento che colpisce è il grande recipiente metallico collocato nella navata destra rispetto all’ingresso. Il parroco Serafim, con la sua consueta ironia, racconta che nel rito ortodosso tutto è “esagerato”, compreso l’uso dell’acqua santa: per questo il grande contenitore è colmo di acqua benedetta. In realtà la consacrazione avviene una sola volta all’anno, attraverso un rito specifico, e l’acqua viene poi conservata in questo recipiente per l’intero periodo successivo.

Un ulteriore elemento distintivo è l’iconostasi, la parete decorata che separa la navata dal presbiterio, accessibile esclusivamente ai religiosi. Nella mia precedente visita a un’altra chiesa ortodossa non era permesso nemmeno avvicinarsi, mentre in questo caso ci è stato concesso di sbirciare attraverso le porte laterali, osservando anche la parte solitamente nascosta dell’edificio sacro. Una possibilità rara, che ha reso la visita ancora più interessante.

Un particolare delle immagini sacre ortodosse all’interno della chiesa

La Chiesa di San Basilio il Grande non è soltanto un luogo di culto ortodosso, ma un frammento prezioso della città, capace di raccontare una storia poco nota e profondamente legata a Bologna. È una tappa che merita attenzione, sia per la sua singolare architettura sia per la ricchezza culturale che custodisce.

Per approfondire:

Particolare di una delle navate laterali